Con La Moglie del Postino, Paolo May interpreta uno dei ritratti più celebri di Vincent Van Gogh, dedicato ad Augustine Roulin, moglie del postino Joseph, suo grande amico. L’opera, in 3D, utilizza tecnica mista su legno – argilla, smalti e colori – per restituire dignità e profondità psicologica al soggetto. Non una copia, ma una rilettura personale che trasforma un’icona di maternità in visione contemporanea.
I colori delle immagini possono apparire leggermente diversi o più saturi rispetto alla realtà, a seconda del dispositivo utilizzato.
Nel 1889, Vincent Van Gogh realizzò il ritratto intitolato La Berceuse, che in francese significa “ninna nanna”. Il soggetto era Madame Augustine Roulin, moglie del postino Joseph Roulin, grande amico dell’artista.
Van Gogh dedicò quest’opera alla figura materna come simbolo di conforto e serenità, capace di trasmettere calma e protezione come una ninna nanna. È considerato uno dei ritratti più intensi del periodo di Arles.
In La Moglie del Postino, Paolo May reinterpreta questo tema universale con linguaggio tridimensionale. La figura emerge in rilievo grazie all’uso di argilla, smalti e colori su legno, che trasformano la bidimensionalità della pittura in una presenza quasi scultorea.
L’opera non vuole essere copia, ma omaggio e interpretazione. May si ispira all’affetto che legava Van Gogh alla famiglia Roulin, rendendo vivo il ritratto di Augustine in chiave contemporanea. Così, la maternità e la forza interiore diventano temi senza tempo, capaci di parlare ancora oggi attraverso un linguaggio nuovo.